| Festival Internazionale del film di Roma: |
|
|
|
|
La saggezza di una giuria composta di bambini fra gli
otto e i tredici anni ha conferito, molto meritatamente, venerdì a Roma
il “Marc’Aurelio d’Argento Alice nella città sotto i dodici anni” al
bellissimo Last Ride. Lunghe distese e spazi infiniti fanno da
sfondo ad una storia intimista e di crescita straordinariamente
toccante. Il cinema australiano ha sempre scelto i campi lunghissimi per
descrivere i suoi disagi e le vicende della sua gente, sfruttando il
suo meraviglioso paesaggio incontaminato. Il primo lungometraggio per il
grande schermo di Glendyn Ivin non può non avvalersi, attraverso il
genere del “road movie” di tutti questi elementi insiti nella sua terra,
considerando che la sua è una storia che si accosta perfettamente a
quella linea narrativa della metafora del viaggio.
Sulla base del romanzo di Denise Young, il regista racconta la disperata storia di Kev, un criminale recidivo in fuga per aver commesso un omicidio, che trascina il figlio Chook di dieci anni con sé. Solo con una macchina, pochi soldi e tanta disperazione, attraverso il deserto australiano e la solitudine dei suoi luoghi, immersi nella natura, entrambi impareranno a conoscersi reciprocamente, ma il bambino ben presto capirà la necessità di dover salvare se stesso dal “mondo” del padre, fatto di violenza e incertezze. La decisione sarà dura e non priva di conseguenze irreversibili. Un’opera fatta di movimenti, suoni, spazi, emozioni, silenzi. Il cinema, in tutto il suo compattato elemento visivo e sonoro, vive in Last Ride l’essenza di un’attenzione formale ed estetica, che scioglie il cuore degli amanti della settima arte. La delicatezza con la quale il regista mostra le vite di quest’uomo, distrutto da sé stesso e incapace di controllare i suoi eccessi, e questo bambino, riflessivo e così “adulto”, permeano il découpage narrativo di chiaroscuri molto efficaci, che si stagliano intensamente nelle maglie di vicende reali nelle quali la perdita dell’innocenza durante il corso dell’infanzia e le sue drammatiche conseguenze sono temi tutt’altro che facili da portare con originalità sullo schermo. Ma il lirismo poetico con il quale Ivin racconta la sua storia è sincero, onesto e ci porta a credere, che la vita non è fatta solo di nefandezze e crudeltà, che al di là della superficie forse qualcosa di positivo può essere stato sedimentato, come nel caso di Kev. Come dicevamo, il regista predilige campi lunghi, ma non disdegna, però, l’uso del primo piano, in particolare per esprimere il percorso interiore del piccolo Chook e forse anche per una deontologia professionale, Ivin ha diretto molto per il piccolo schermo (nonostante questo film di televisivo, in senso stretto, non possiede assolutamente nulla). La dettagliata descrizione della natura come elemento selvaggio si vuole accostare alla stessa natura selvaggia dell’individuo e a sottolinearne l’aspetto tipicamente “animale” e lontano dal suo essere “sociale”. Infatti, il film è quasi tutto sviluppato all’interno del deserto e nel volerlo trascinare superficialmente in un discorso semiotico e metaforico potremmo notare che inizialmente lo sfondo appare più brullo e accidentato al fine di evidenziare l’aridità del padre nei confronti del figlio, mentre poi, quando fra i due comincia ad aprirsi un varco comunicativo, osserviamo un ammorbidimento morfologico. Oltretutto, la fotografia segue questo percorso, inserendo tonalità, colori e luci che via via divengono sempre più tenui per poi scurirsi e inasprirsi nuovamente nel drammatico finale, così come riappare lo sfondo inospitale della prima parte. Kev e Chook sono straordinariamente interpretati da Hugo Weaving, attore australiano di notevole talento in patria per i suoi ruoli intensi e drammatic dell’agente Smith nella trilogia di Matrix, per quello di Elrond in quella de Il signore degli anelli e per quello della maschera in V for Vendetta, e dal piccolo semiesordiente Tom Russell. Entrambi ci regalano performance dal notevole impatto “fisico” e psicologico. Molto amato in patria, Last Ride si prepara a fare incetta di nomination agli AFI, gli Oscar australiani, quando verranno annunciate le candidatura nei prossimi giorni. La speranza che potrà mai trovare un massiccio mercato all’estero appare ardua, una speranza che si fa impossibile per quanto riguarda il mercato italiano, nel quale ci si potrà dire fortunati se troverà un posto nella distribuzione dell’home video o della pay-tv. Incrociamo le dita. Last Ride Regia: Glendyn Ivin; Interpreti: Hugo Weaving, Tom Russell, Anita Hegh, John Brumpton, Sonya Suares, Kelton Pell; Produzione: Australia, 2009; Durata: 100’; Distribuzione originale: 2 luglio 2009
|















